
Humus #2 Tempera all’uovo su tavoletta
La morte non è una fine…Tra foglie, radici e ombre, ciò che un tempo era vita si abbandona lentamente alla terra. La materia si trasforma, si dissolve, diventa nutrimento per nuove esistenze.La natura non conosce la perdita, ma soltanto la metamorfosi.Ogni cosa torna alla terra, e nulla le appartiene per sempre.
Humus #2
Tempera all’uovo su tavoletta. Non tutti i dipinti nascono con l’intenzione di essere mostrati. Alcuni appartengono a quella dimensione più intima del lavoro artistico, fatta di tentativi, ripensamenti, errori e scoperte. Humus #2 è nato come un esercizio, per sperimentare la tempera all’uovo, comprenderne il comportamento…non avevo previsto di presentarlo come un’opera compiuta. Doveva essere semplicemente una tavoletta sulla quale provare e sbagliare.
La tempera all’uovo è una tecnica antica, che richiede un rapporto particolare con il colore. Non possiede la stessa duttilità della pittura a olio, impone di osservare, dosare, procedere per passaggi, avere bene in testa cosa si vuole fare.
Durante la lavorazione, il dipinto ha cominciato lentamente ad assumere una propria identità.
Al centro, un cranio di uccello, circondato da foglie, tralci e piccoli frutti. Una presenza ormai priva di vita, immersa in una vegetazione in decomposizione.
Il soggetto richiama uno dei temi che più mi interessano il ritorno della materia alla terra. Non la morte intesa come conclusione assoluta, ma come parte di un processo naturale ininterrotto.
È proprio da questa idea che nasce il titolo Humus#2…due perché esiste un #1 molto più grande, lo potete vedere nella pagina Vanitas del sito.
Ripensandoci, trovo una curiosa corrispondenza tra il soggetto e la storia stessa del dipinto. Anche questa tavoletta è il risultato di qualcosa che si è trasformato. Gli errori, i tentativi e le correzioni non sono stati cancellati dalla sua storia(anche perché la tecnica stessa non lo permette) ne sono diventati parte.
Alla fine, ho deciso di mostrarlo così com’è, senza nasconderne la natura sperimentale.
Non perché ogni errore debba necessariamente diventare una virtù, né perché l’imperfezione sia di per sé un valore artistico. Ma perché anche un lavoro nato senza ambizioni può raccontare qualcosa del percorso di chi lo ha realizzato.
Vediamo spesso soltanto il risultato finale di un’opera, dimenticando quanto sia complesso e talvolta incerto il cammino che lo precede. Humus #2 conserva proprio questa incertezza e non pretende di essere il punto d’arrivo di una ricerca.
È giusto che un dipinto dedicato alla trasformazione della materia porti con sé anche le tracce della propria trasformazione.
Non tutto ciò che nasce da un errore deve essere corretto; talvolta merita soltanto di essere compreso.