Sul vuoto

Per vedere realmente una cosa, bisogna smettere di disegnarne i contorni e iniziare a osservare  il vuoto che le sta intorno. Ho ripreso questo concetto leggendo una frase di Leon Battista Alberti.  Scriveva che quando guardiamo qualcosa, non vediamo soltanto il corpo, ma anche il luogo che occupa nello spazio.

“Vedendo qual cosa, diciamo questo esser cosa quale occupa uno luogo”(De pictura 1435)

Non sto parlando certamente di quello che oggi viene chiamato spazio negativo, a parer mio è un concetto più ampio. È avere la consapevolezza che una forma non esiste mai da sola.

Per esempio, un ramo è anche lo spazio che si apre tra un ramo e l’altro, una finestra è anche la luce che la attraversa, perciò un oggetto è anche la distanza che lo separa da ciò che gli sta accanto.

Quando guardiamo un oggetto, la nostra mente tende automaticamente a riconoscerlo e ad etichettarlo abbiamo già deciso che cosa stiamo guardando prima ancora di averlo veramente osservato.  Ma è quel vuoto che normalmente non consideriamo a raccontarci la forma con maggiore precisione. È interessante come questo concetto non rimanga confinato al disegno; persino un’esistenza può essere letta attraverso i suoi vuoti.

L’eco del vuoto di Salvador Dalí, realizzato intorno al 1935