Hugo Simberg e il giardino dove la morte cura la vita

Lui è Hugo Simberg…(Lei non lo so)

Finlandese, nato nel 1873, morto nel 1917. Pittore, grafico, e fotografo, grande osservatore , molto curioso e soprattutto uno di quegli artisti difficili da collocare con una sola definizione.

Simberg appartiene al Simbolismo nordico, ma nelle sue opere c’è qualcosa che va oltre, piccoli diavoli, angeli feriti, scheletri, fiori, paesaggi, bambini, qualche creatura inquietante. Il suo mondo può sembrare oscuro, ma raramente è veramente spaventoso.

Anzi può risultare tenero per certi versi

” ll giardino della morte” è uno dei miei dipinti preferiti.

La storia di questo dipinto comincia da lontano…

Nel 1896 il ventiduenne Hugo, viaggia a Londra su suggerimento del suo maestro Akseli Gallen-Kallela. Al British Museum entra in contatto con le celebri immagini della Danza della Morte di Hans Holbein il Giovane, realizzate nel XVI secolo. 

Per Hugo è un incontro importante.

Holbein aveva trasformato la morte in un personaggio! Compare accanto agli uomini durante la loro quotidianità. Hugo prende quell’idea e la porta altrove.

A Parigi. Ed è qui che dipinge Il giardino della morte.

Tre scheletri vestiti di nero si aggirano fra aiuole e vasi. Uno si occupa delle piante, un altro sembra stringere delicatamente un fiore, mentre il terzo è voltato ma sempre affecendato

Si prendono cura di un giardino, decisamente insolito, viene da pensare.

Ci sono piccoli vasi, piante strane, fiori sottilissimi, forme fantastiche. Tutto molto ordinato con una cura  meticolosa.

E poi ci sono loro.

I morti.

Hugo aveva una visione molto particolare di ciò che accade dopo la morte. E cosa  rara per lui, ha lasciato una spiegazione precisa dell’opera.

Su uno schizzo scrisse che il giardino era il luogo nel quale i morti arrivano prima di entrare in Paradiso. 

Questa breve annotazione cambia completamente il modo di guardare il dipinto.

Le sue piantine sono associate alle anime e gli scheletri sono i loro custodi.

La morte diventa così una sorta di giardiniere dell’aldilà. Non c’è niente di macabro , la sensazione di pace è immediata , almeno per me.

Il tema è la morte, ma lui non sembra avere alcuna intenzione di renderla monumentale o inquietante. 

I suoi scheletri hanno qualcosa di goffo, le vesti nere sono enormi, i corpi ossuti spuntano da sotto i mantelli e le loro attività hanno una normalità domestica. Simberg  toglie alla Morte tutta la sua teatralità e la rende a tratti simpatica. Niente falci o demoni urlanti, nessun cielo in tempesta.

Il Giardino della morte non rimase un’immagine isolata.

Simberg tornò più volte sul soggetto e nel 1905-1906 realizzò una grande versione ad affresco nella cattedrale di Tampere. 

Il piccolo dipinto del 1896 e l’affresco sono quindi due momenti della stessa idea.

Lui non abbandona il giardino , lo ingrandisce e lo porta dentro ad una chiesa luterana dei primi del Novecento.

Ovviamente le opere realizzate da Simberg nella cattedrale suscitarono parecchie critiche. 

Come ho scritto prima Hugo non spiegava volentieri i suoi quadri, lasciava che le immagini facessero il loro lavoro.

Certo per il giardino della morte fece un’eccezione, lasciandoci quella breve spiegazione sull’aldilà. Ma anche così, non ci dice tutto.

Non ci spiega perché quelle piante siano così strane.

Non ci dice cosa accadrà esattamente alle anime.

Non sappiamo quanto dovranno aspettare.

Non sappiamo nemmeno se tutti arriveranno davvero in Paradiso. È un giardino sospeso , un luogo di passaggio…

Amo questo  artista che prende la cosa che più inquieta, la morte, e la mette a coltivare fiori.

Prende uno scheletro e gli dona un gesto umano.

Prende un giardino e lo trasforma in una sala d’attesa fra questo mondo e l’altro…viene quasi da chiedersi se, in fondo, la morte non sia sempre stata un po’ diversa da come ce l’hanno raccontata.

Probabilmente non arriva soltanto per portarci via; nel suo strano giardino qualcuno continua ad annaffiare ciò che siamo stati.

Hugo Simberg, Il giardino della morte (Kuoleman puutarha), 1896 — acquerello e gouache su carta, 15,8 × 17,5 cm, Ateneum Art Museum, Helsinki. 

L’affresco del 1906

Il Giardino della morte (Kuoleman puutarha) che si trova nella Cattedrale di Tampere risale al 1906. È collocato sotto la galleria nord, vicino al pulpito.Non è semplicemente una copia ingrandita dell’opera del 1896.

Simberg riprende il soggetto, ma lo adatta all’architettura della chiesa . Il piccolo quadro del 1896 diventa così parte di un più ampio programma simbolico.

La Cattedrale di Tampere, costruita secondo il progetto dell’architetto Lars Sonck, fu concepita come un’opera in cui architettura e arti figurative dovevano dialogare. Simberg lavorò all’interno insieme a Magnus Enckell, che realizzò il grande affresco della Resurrezione sull’altare. 

Nell’affresco il giardino acquista una dimensione quasi teatrale. I tre scheletri sono ancora lì, con i loro grandi mantelli scuri e continuano a occuparsi delle piante, ma adesso il loro giardino vive dentro uno spazio sacro.

Una fonte della Cattedrale sottolinea che, per Simberg, la morte è una figura umana e non minacciosa, parte del ciclo della vita. 

Questa è la versione monumentale di Il giardino della morte (Kuoleman puutarha), realizzata da Hugo Simberg nel 1906 nella Cattedrale di Tampere. L’affresco misura circa 180 × 230 cm ed è collocato sotto la galleria nord, vicino al pulpito

L’ anemone rosa

In un giardino nascosto, un Anemone rosa nacque sotto la luce della luna piena. Si dice che il vento, quella notte, sussurrasse incantesimi… Nel primo mattino, il fiore si aprì, rivelando i suoi petali setosi, come se appartenesse a un mondo fatato. Ogni volta che la brezza lo sfiora, si narra che chi lo guarda possa udire un lieve canto, il richiamo di un tempo lontano, dove la natura e la magia erano una cosa sola…

Anemone Rosa, Acquerello cm 24×32 su carta Hahnemühle 300gr

Colori non professionali…

Quando entri al Lidl e acquisti un set di acquerelli da 12 per 9 € (e hai già un set Daniel Smith…. ), è sempre difficile resistere. Tuttavia, quando si tratta di vendere i propri lavori, l’uso di colori, carta e tele professionali diventa un obbligo. Ma esaminiamo i pro e i contro dei colori non professionali 

Costo accessibile: Il vantaggio principale è il costo, che rende la prova a portata di tutti. Tuttavia, la qualità dei colori non è eccellente, il che può limitare i risultati nonostante l’impegno. La durata, la resistenza alla luce e alle muffe possono essere compromesse, influenzando la qualità finale del lavoro.

Facilità d’uso: I colori meno concentrati possono facilitare la saturazione e le trasparenze, ma potrebbero limitare le opzioni creative e rendere difficile ottenere determinati effetti desiderati. Le versioni non professionali potrebbero mancare di consistenza, miscelabilità e fluidità, influenzando il controllo del colore e la precisione dei risultati.

Utili per sperimentare: Gli acquerelli non professionali sono ideali per sperimentare e per chi è alle prime armi. Possono offrire una gamma limitata di colori, semplificando la scelta e stimolando la creatività nel miscelare e combinare tonalità disponibili per risultati unici.

Perciò mentre i set di acquerelli economici possono essere utili per sperimentare e per chi è alle prime armi, è fondamentale considerare i compromessi sulla qualità e le limitazioni creative che potrebbero presentare.

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Verso il proprio stile…

Acquerelli e biro

Alla scoperta di un Mondo Creativo: Il Percorso verso un Proprio Stile 

Mentre il pennello danza sulla tela e i colori prendono vita, ogni artista inizia un viaggio unico alla ricerca del proprio stile pittorico. Un percorso di scoperta di sé e dell’arte stessa… 

 L’Inizio è sperimentazione 

L’inizio del cammino verso uno stile personale è spesso segnato dalla sperimentazione. Si esplorano svariate tecniche, materiali e temi. Come un viaggiatore che esplora terre sconosciute, sperimentare permette di scoprire cosa ci ispira e cosa ci fa sentire più vicini all’arte.

 L’Influenza dei Maestri o di altri artisti

Lasciamoci ispirare  dai maestri del passato e dai contemporanei. Studiare le opere di grandi pittori può essere un modo straordinario per comprendere la storia dell’arte e per trovare una propria voce. Ma l’obiettivo non è copiare, ma è apprendere e reinterpretare in modo personale.

L’Importanza dell’autenticità 

La strada verso uno stile personale è anche una ricerca di autenticità. Cosa voglio comunicare, e lo voglio fare in un modo unico. Essere fedeli a sé stessi e alle proprie esperienze è fondamentale per sviluppare uno stile che rispecchi la propria personalità.

 L’Evolvere continuo 

Lo stile pittorico non è una destinazione fissa ma un processo in evoluzione. Si cresce, si matura, si cambia, lo stile può riflettere queste trasformazioni. È importante essere aperti al cambiamento 

 L’Arte come espressione del Sé 

In definitiva, andare alla ricerca di un proprio stile pittorico è un viaggio di autoscoperta. Ogni pennellata racconta una storia, ogni colore porta con sé un’emozione. 

Quindi, cari artisti, continuiamo a dipingere, a esplorare, a cercare. Il nostro stile personale è già, dentro di noi, pronto a emergere e a incantare il mondo con la nostra unica visione artistica.

Questione di visibilità…

Un post che volevo scrivere da tempo…a chi fa arte, per chi fa arte, per chi si affaccia a questo mondo da poco. A quanti sarà capitato che la propria arte venisse barattata con la visibilità…tu lavori per me (gratis) ed io ti dò visibilità…che parolone, ma vi svelerò un segreto…

Artisti non credete di ricevere visibilità lavorando gratis per persone famose o pseudo famose ,o per chi si atteggia a tale


Ricorda..1) Lavorare gratis ti dà la visibilità di chi lavora gratis


Ricorda 2) Chi è realmente interessato paga il tuo lavoro… e non fa storie .


Ricorda 3) Con la visibilità non paghi le bollette, il tuo materiale per continuare a creare, non paghi il tuo sito, non ci fai niente… è inutile.
Con la visibilità tanto promessa non si CAMPA!!!


Ricorda 4) È chi paga e chi investe nel tuo lavoro che parlerà di te .


Il  lavoro artistico, e soprattutto il nostro tempo HA UN VALORE e deve essere retribuito, soprattutto da chi se lo può permettere.
Non regalate a gente che sapete può permettersi di spendere.
Non è giusto richiedere prestazioni gratuite
Chi vuole il vostro lavoro gratis non vi stima .